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Il Cardinale Robert Sarah: verso un’autentica attuazione di «Sacrosanctum Concilium»

È di primaria importanza tornare il più presto possibile a un orientamento comune dei sacerdoti e dei fedeli, rivolti insieme nella medesima direzione — verso Est, o perlomeno verso l’abside —, verso il Signore che viene, in tutte le parti del rito in cui ci si rivolge al Signore. Tale pratica è permessa dalle regole liturgiche attuali. Ciò è perfettamente legittimo nel nuovo rito. In effetti, penso che una tappa cruciale è di fare in modo che il Signore sia al centro delle celebrazioni.

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Dobbiamo cantare la liturgia, ovvero cantare i testi liturgici, rispettare le tradizioni liturgiche della Chiesa e apprezzare il vasto tesoro — che è il nostro — della musica sacra, in particolare la musica propria del rito romano, cioè il canto gregoriano. Dobbiamo cantare la musica sacra propria della liturgia, e non una semplice musica religiosa, o ancora peggio, dei canti profani.
Dobbiamo trovare un buon equilibrio fra le lingue volgari e l’uso del latino nella liturgia. Il Concilio non ha mai avuto l’intenzione d’insinuare che il rito romano fosse esclusivamente celebrato in lingua volgare. Aveva l’intenzione di accrescerne l’utilizzo, in particolare per le letture. Oggi dovrebbe essere possibile, in particolare con i mezzi di stampa moderni, facilitare la comprensione da parte di tutti quando nella liturgia eucaristica è usato il latino. Il latino è inoltre particolarmente appropriato per gl’incontri internazionali, quando la lingua volgare non è compresa da tutti.

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Là dove l’inginocchiamento e la genuflessione sono scomparsi nella liturgia, devono essere ristabiliti, in particolare per la ricezione di nostro Signore nella santa comunione.

Testo completo qui. Complete text in English here. Texte complet en Français ici.

L’edizione dei libri di canto gregoriano: il Graduale Simplex

Un caso interessante è quello del Graduale Simplex del 1967 che contiene melodie sempre dal canto gregoriano ma più semplici (in usum minorum ecclesiarum) e con la possibilità di scelta di brani comuni per tempi liturgici più che per le singole domeniche. Come detto, questo libro era inteso come aiuto per le chiese con meno mezzi musicali, ma per una interessante eterogenesi dei fini, come mi fu anche detto da un Maestro delle Celebrazioni Pontificie, in realtà il posto in cui fu maggiormente usato fu proprio nelle celebrazioni più solenni, quelle con alla presenza del Santo Padre nella Basilica di San Pietro. Ci fu un tempo in cui in cui la Cappella Sistina eseguiva composizioni dell’allora Maestro Domenico Bartolucci i cui testi erano spesso e volentieri tratti proprio dal Graduale Simplex. Questo, con l’intento di coinvolgere di più nel canto l’assemblea, nel caso delle celebrazioni pontificie anche aiutata da un coro guida.

Leggi l’articolo completo del M° Aurelio Porfiri qui.

Latin can foster unity and peace

A priest friend of mine, pastor of a parish in Chicago, told me that in that city, Mass is celebrated every Sunday in over fifty languages. ‘How would you cope with that situation?’ he asked. You will have guessed my answer: I would celebrate Mass in Latin. Nobody is fully at home in the Latin language, and consequently everybody can feel at home. Our multilingual church needs a language of unity. Think of Pentecost, when the heralds of the Gospel were heard by speakers of so many languages. In our day and in our country, Latin can foster unity and peace.
(…)
Pope Saint Paul VI, when he brought in the new Missal, expressed a wish that all Catholics of the Latin rites should be able to sing the Ordinary of the Mass ― the Gloria, Creed and so on ― in Latin to the traditional chants. His wish is far from being realised. But if you witness the forthcoming canonisation in Rome of Blessed John Henry Newman, with other beati of various countries and languages, you will see how Latin can unite a multilingual congregation. We have learned from experience that worshippers welcome Latin more readily if it is discreetly mixed with the vernacular. Hence the vernacular readings in the Mass.

(Mgr Bruce Harbert, Sermon given at the Association for Latin Liturgy’s Golden Jubilee Mass, 28 September 2019. Full text here)

Porfiri: Tradizione è Gregoriano e polifonia. Senza estremismi

La Tradizione non è alle nostre spalle, ma davanti a noi. Essa non è nel passato ma all’origine.
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Quello che cerchiamo nella Tradizione non è un ricordo ma una continuità, la possibilità di innalzarci ancora una volta sulle spalle dei giganti che ci hanno preceduto e farci vedere più lontano di loro. Quindi la Tradizione non è in un solo momento storico, ma vive nella storia ed è quindi vitale.

Leggi l’articolo completo del M° Porfiri qui.

No alla Comunione in bocca? Una raccomandazione senza evidenza scientifica

Qual è il livello di evidenza medica e il corrispondente rating di forza della nuova raccomandazione fatta dal Comitato Tecnico Scientifico per l’emergenza Covid-19? Tecnicamente tale raccomandazione, essendo fondata esclusivamente su una opinione non supportata da dati ricavati da studi scientifici mirati al tema in discussione, si colloca al IV livello di evidenza (il più basso), e presenta conseguentemente una forza di raccomandazione pari a zero. Essa è, quindi, per definizione, una raccomandazione priva di rigore e fondamento scientifico.
Sebbene molti esperti si siano espressi a favore della distruzione della comunione direttamente in bocca piuttosto che sulle mani, essendo quest’ultime pericoloso ricettacolo di germi, ad oggi non è possibile affermare con certezza scientifica quale modalità di distribuzione sia superiore all’altro in termini di sicurezza per la salute del fedele.
Quindi nessuna preferenza può essere fatta a favore di un metodo piuttosto che dell’altro. Ogni opinione in merito, allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, è priva di valore scientifico. Come tale non rappresenta alcuna indicazione utile alla salute dell’individuo.

Leggi l’articolo completo del dott. Andrea Reho qui.

Medici austriaci ai vescovi: “La Comunione sulla bocca più sicura di quella sulla mano”

Ventuno medici cattolici austriaci hanno scritto una lettera che rivolge un appello alla Conferenza episcopale del loro paese perché sia revocato il divieto di ricevere la Santa Comunione sulla lingua, divieto applicato da quando è stato annunciato che la Comunione in mano sarebbe stata l’unica forma consentita per la distribuzione dell’ostia consacrata.

Dal punto di vista dell’igiene, è assolutamente incomprensibile per noi il motivo per cui la comunione sulla bocca è stata vietata in Austria. Consideriamo questa forma di distribuzione più sicura della Comunione sulle mani.

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Ärzte an Bischöfe: Schluss mit dem Verbot der Mundkommunion!

In Österreich hat eine Gruppe von 21 katholischen Ärzten an die österreichische Bischofskonferenz appelliert, das de-facto Verbot der Mundkommunion aufzuheben, die seit einigen Wochen aufgrund der Corona-Epidemie erlassen wurde.

Als Arzt bin ich überzeugt, dass die Handkommunion weniger hygienisch und daher weniger sicher ist als die Mundkommunion. Sicher ist, dass die Hände die Teile des Körpers sind, die Krankheitserregern am stärksten ausgesetzt sind.

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La Comunione sulla mano non è un obbligo secondo il Governo italiano

Il giorno 26 giugno 2020 il Ministero dell’Interno ha pubblicato una nota che conferma che la distribuzione della Comunione sulle mani non è un obbligo, bensì solo una raccomandazione (senza evidenza scientifica):

Rimane la raccomandazione di evitare la distribuzione delle ostie consacrate portate dall’officiante direttamente alla bocca dei fedeli.

Per noi la cosa era già chiara alla lettura del Protocollo del maggio 2020.

New Online Latin Course

For August and September 2020

This year the Latin Mass Society’s long-standing annual residential Latin Course has had to be cancelled due to the Coronavirus epidemic. We are delighted therefore to be able to announce a new initiative by an independent language teacher, Matthew Spencer, for the online teaching of Christian Latin over August and September.

Click here for more information.

French Benedictine nuns release 7,000 hours of Gregorian chant

An abbey of French Benedictine nuns is taking part in the largest recording project in history, bringing the complete Gregorian chant to the modern world and breathing new life into an extraordinary 1,200-year-old tradition.
Every day for three years, US musician John Anderson is recording the daily plainchant sung by a community of 45 nuns, who live in seclusion at the Abbey of Notre-Dame de Fidélité of Jouques, near Aix-en Provence in southern France.
He installed microphones in the abbey’s chapel, and at the end of each day the audio is uploaded to a remote drive, allowing the recording to take place without disrupting the sisters’ way of life.
The result is 7,000 hours of chants which make up the entire Gregorian repertoire, some of which have never been recorded before.

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