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Il Cardinale Robert Sarah: verso un’autentica attuazione di «Sacrosanctum Concilium»

È di primaria importanza tornare il più presto possibile a un orientamento comune dei sacerdoti e dei fedeli, rivolti insieme nella medesima direzione — verso Est, o perlomeno verso l’abside —, verso il Signore che viene, in tutte le parti del rito in cui ci si rivolge al Signore. Tale pratica è permessa dalle regole liturgiche attuali. Ciò è perfettamente legittimo nel nuovo rito. In effetti, penso che una tappa cruciale è di fare in modo che il Signore sia al centro delle celebrazioni.

(…)

Dobbiamo cantare la liturgia, ovvero cantare i testi liturgici, rispettare le tradizioni liturgiche della Chiesa e apprezzare il vasto tesoro — che è il nostro — della musica sacra, in particolare la musica propria del rito romano, cioè il canto gregoriano. Dobbiamo cantare la musica sacra propria della liturgia, e non una semplice musica religiosa, o ancora peggio, dei canti profani.
Dobbiamo trovare un buon equilibrio fra le lingue volgari e l’uso del latino nella liturgia. Il Concilio non ha mai avuto l’intenzione d’insinuare che il rito romano fosse esclusivamente celebrato in lingua volgare. Aveva l’intenzione di accrescerne l’utilizzo, in particolare per le letture. Oggi dovrebbe essere possibile, in particolare con i mezzi di stampa moderni, facilitare la comprensione da parte di tutti quando nella liturgia eucaristica è usato il latino. Il latino è inoltre particolarmente appropriato per gl’incontri internazionali, quando la lingua volgare non è compresa da tutti.

(…)

Là dove l’inginocchiamento e la genuflessione sono scomparsi nella liturgia, devono essere ristabiliti, in particolare per la ricezione di nostro Signore nella santa comunione.

Testo completo qui. Complete text in English here. Texte complet en Français ici.

Nuovo Messale e liturgia: “damnatio memoriæ” contro Benedetto XVI?

Qual è il legame tra il “nuovo Messale” e il magistero liturgico del Sommo Pontefice Benedetto XVI? La risposta sembra essere: nessuno, almeno non nello specifico. Di qui ognuno potrà trarre da sé un criterio di giudizio oggettivo per valutare l’operazione. Circa la quale, a essere sinceri, vanno ammessi due possibili commenti. Il primo è che quella di Benedetto XVI sia stata una parentesi infelice nella storia della Chiesa, e quindi facciamo proprio bene a lasciarcela alle spalle, e anzi bisogna render onore ai prelati nostrani che con tanta finezza stanno evitando di apertamente sconfessare l’imbarazzante operato del vecchio Pontefice emerito. Il secondo è che quella di Ratzinger sia la via del futuro della Chiesa, al che faremmo bene a ricollegarci a essa quanto prima, e in questo caso, guardando alla nuova traduzione del Messale, possiamo solo sperare che essa comporti un rallentamento nell’adeguamento al Magistero petrino e non implichi un grave distanziamento da esso.

Leggi l’intero articolo di don Marco Begato sdb sul sito di Aldo Maria Valli.

Qui altri articoli di don Marco Begato sdb sul nostro sito.

À propos de l’interdiction de la communion donnée sur la langue

L’interdiction de la communion sur la langue est de soi invalide. À supposer même qu’il soit avéré que la distribution de la communion sur la langue entraîne un risque sanitaire déraisonnable, il serait de toute manière nécessaire que d’éventuelles mesures prises à ce sujet aient un fondement légal incontestable, surtout en une matière aussi sensible.
L’interdiction de la distribution de la communion sur la langue décidée par de nombreux évêques se fonde sur le présupposé implicite, jamais formulé ouvertement, que ce rite liturgique présenterait un plus grand risque de contamination que la distribution de la communion dans la main. Or cela n’est pas démontré. En tous cas, du point de vue historique, la pratique millénaire de la communion administrée sur la langue, même par temps d’épidémie, n’a apparemment pas été un facteur significatif de contamination. S’il en avait été autrement, jamais les responsables ecclésiastiques n’auraient maintenu cette pratique en temps de crise sanitaire.

Article paru dans Sedes Sapientiæ n° 153 (3/2020), p. 47-59

L’imposizione della Comunione sulla mano: un abuso e una forma di clericalismo

Molti sostengono che le conferenze episcopali regionali e/o il singolo vescovo diocesano possano proibire la Comunione in bocca. Ma è veramente così? Innanzitutto possiamo notare che questi “provvedimenti” sono per lo più semplici comunicati o lettere, presentando quindi delle lacune dal punto di vista formale e giuridico e pertanto non possono in alcun modo abrogare o sospendere la norma generale della Comunione in bocca. Perché è proprio questo il punto fondamentale: la Comunione sulla lingua è la norma generale che regola la distribuzione dell’Eucaristia, confermata in modo solenne dalla Santa Sede con l’Istruzione Memoriale Domini del 29 maggio 1969. Quindi è il legislatore supremo, la Sede Apostolica, ad aver confermato la norma generale della Comunione in bocca. La stessa Istruzione prevede anche la possibilità di chiedere l’indulto della Comunione sulla mano, che dal punto di vista giuridico è una eccezione alla legge e che pertanto non può per sua natura diventare la norma generale. Per questo motivo un vescovo nella propria diocesi può fare tranquillamente un decreto con il quale vieta la Comunione sulla mano (come ha fatto il vescovo di Oruro in Colombia nel 2016), ma non può fare il contrario, ossia vietare la Comunione in bocca.

Leggi qui l’intero articolo di don Federico Bortoli.

Comunione sulle mani. Ecco perché non è solo questione meccanica

In riferimento alla Comunione sulle mani, bisognerebbe sostare a riflettere per capire come muta il mio rapporto con la Verità in base al tipo di manipolazione che permetto rispetto alla Eucaristia. Disporre che solo i sacerdoti consacrati possano manipolare le particole consacrate o al contrario che anche i fedeli ne abbiano facoltà significa aprire a un rapporto ben differente con la realtà manipolata e quindi con la Verità. Ma, a un livello ulteriore, imporre a tutti il secondo tipo di manipolazione significa obbligare tutti a un nuovo tipo di disvelamento. Ora, si badi bene, questa nuova costrizione impone peraltro a tutti un rovesciamento di paradigma, che ci sospinge in massa su di una posizione opposta a quella dei nostri predecessori nella fede (come notato nei precedenti articoli, in realtà ci pone in opposizione anche coi documenti magisteriali finora validi). Infine, tale rivoluzione pratica, cui sarà inevitabilmente connessa una rivoluzione nel rapporto alla verità, ufficialmente non è nemmeno fatta a motivo di fondati ragionamenti teologico-spirituali, ma solo per un adattamento a norme burocratico-sanitarie. Quindi non posso che domandarmi: davvero a partire da un accordo giuridico-medicale siamo disposti a mettere a repentaglio il senso del nostro rapporto con la verità eucaristica?

Leggi l’intero articolo di don Marco Begato sdb sul blog di Aldo Maria Valli.

Leggi qui e qui i precedenti contributi di don Marco Begato sdb sull’argomento.

In Baptismate Domini – 10 Ian 2021

Festum

Ubi sollemnitas Epiphaniæ ad dominicam transfertur, quæ die 7 vel 8 ianuarii occurrit, festum Baptismatis Domini celebratur feria secunda sequenti.

Ant. ad introitum Cf. Mt 3, 16-17
Baptizáto Dómino, apérti sunt cæli,
et sicut colúmba super eum Spíritus mansit,
et vox Patris intónuit:
Hic est Fílius meus diléctus,
in quo mihi bene complácui.

Dicitur Glória in excélsis.

Collecta
Omnípotens sempitérne Deus,
qui Christum, in Iordáne flúmine baptizátum,
Spíritu Sancto super eum descendénte,
diléctum Fílium tuum sollémniter declarásti,
concéde fíliis adoptiónis tuæ,
ex aqua et Spíritu Sancto renátis,
ut in beneplácito tuo iúgiter persevérent.
Per Dóminum.
Vel:
Deus, cuius Unigénitus
in substántia nostræ carnis appáruit, præsta, quǽsumus,
ut, per eum, quem símilem nobis foris agnóvimus,
intus reformári mereámur.
Qui tecum.

Dicitur Credo.

Super oblata
Súscipe múnera, Dómine,
in dilécti Fílii tui revelatióne deláta,
ut fidélium tuórum oblátio in eius sacrifícium tránseat,
qui mundi vóluit peccáta miserátus ablúere.
Qui vivit et regnat in sǽcula sæculórum.

Præfatio: De Baptismate Domini.

Ant. ad communionem Io 1, 32.34
Ecce de quo dicébat Ioánnes:
Ego vidi et testimónium perhíbui, quia hic est Fílius Dei.

Post communionem
Sacro múnere satiáti,
cleméntiam tuam, Dómine, supplíciter exorámus,
ut, Unigénitum tuum fidéliter audiéntes,
fílii tui vere nominémur et simus.
Per Christum.

A feria II post hanc dominicam usque ad feriam III ante Quadragesimam decurrit tempus “per annum”.

© Copyright – Libreria Editrice Vaticana

Parœciæ ad Orientem

Se conoscete qualche parrocchia in cui si celebra con regolarità la s. Messa novus ordo secondo qualcuna di queste modalità:
ad orientem;
– in latino;
– con canto gregoriano;
– con distribuzione della s. Comunione sulla lingua, in ginocchio
segnalatecela all’indirizzo missaadorientem@gmail.com
Saremo lieti di aggiungerla al nostro elenco di parrocchie.

If you know any parishes where the novus ordo holy Mass is celebrated regularly in one of these ways:
ad orientem;
– in Latin;
– with Gregorian chant;
– with distribution of holy Communion on the tongue, kneeling
report it to us at missaadorientem@gmail.com
We will be happy to add it to our list of parishes.

Latino: è morto Cleto Pavanetto, custode dell’antico idioma in Vaticano

Il latinista Cleto Pavanetto, massimo esperto della lingua degli antichi Romani nella Città del Vaticano, collaboratore dei pontefici nella traduzione in latino dei documenti della Santa Sede, è morto ieri a Roma all’età di 89 anni. Il sacerdote salesiano, il cui vero nome era Anacleto e che firmava i libri in latino come ‘Cletus‘, è stato per tutta la carriera accademica professore di lingua e letteratura greca classica e lingua e letteratura latina nella Facoltà di Lettere dell’Università Pontificia Salesiana di Roma. Pavanetto è stato presidente della Fondazione Latinitas, istituita dal papa Paolo VI nel 1976 con il chirografo “Romani sermonis” per promuovere lo studio della lingua e delle lettere latine classiche e cristiane, fino alla sua soppressione da parte di Benedetto XVI nel 2012.