À propos de l’interdiction de la communion donnée sur la langue

L’interdiction de la communion sur la langue est de soi invalide. À supposer même qu’il soit avéré que la distribution de la communion sur la langue entraîne un risque sanitaire déraisonnable, il serait de toute manière nécessaire que d’éventuelles mesures prises à ce sujet aient un fondement légal incontestable, surtout en une matière aussi sensible.
L’interdiction de la distribution de la communion sur la langue décidée par de nombreux évêques se fonde sur le présupposé implicite, jamais formulé ouvertement, que ce rite liturgique présenterait un plus grand risque de contamination que la distribution de la communion dans la main. Or cela n’est pas démontré. En tous cas, du point de vue historique, la pratique millénaire de la communion administrée sur la langue, même par temps d’épidémie, n’a apparemment pas été un facteur significatif de contamination. S’il en avait été autrement, jamais les responsables ecclésiastiques n’auraient maintenu cette pratique en temps de crise sanitaire.

Article paru dans Sedes Sapientiæ n° 153 (3/2020), p. 47-59

L’imposizione della Comunione sulla mano: un abuso e una forma di clericalismo

Molti sostengono che le conferenze episcopali regionali e/o il singolo vescovo diocesano possano proibire la Comunione in bocca. Ma è veramente così? Innanzitutto possiamo notare che questi “provvedimenti” sono per lo più semplici comunicati o lettere, presentando quindi delle lacune dal punto di vista formale e giuridico e pertanto non possono in alcun modo abrogare o sospendere la norma generale della Comunione in bocca. Perché è proprio questo il punto fondamentale: la Comunione sulla lingua è la norma generale che regola la distribuzione dell’Eucaristia, confermata in modo solenne dalla Santa Sede con l’Istruzione Memoriale Domini del 29 maggio 1969. Quindi è il legislatore supremo, la Sede Apostolica, ad aver confermato la norma generale della Comunione in bocca. La stessa Istruzione prevede anche la possibilità di chiedere l’indulto della Comunione sulla mano, che dal punto di vista giuridico è una eccezione alla legge e che pertanto non può per sua natura diventare la norma generale. Per questo motivo un vescovo nella propria diocesi può fare tranquillamente un decreto con il quale vieta la Comunione sulla mano (come ha fatto il vescovo di Oruro in Colombia nel 2016), ma non può fare il contrario, ossia vietare la Comunione in bocca.

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Comunione sulle mani. Ecco perché non è solo questione meccanica

In riferimento alla Comunione sulle mani, bisognerebbe sostare a riflettere per capire come muta il mio rapporto con la Verità in base al tipo di manipolazione che permetto rispetto alla Eucaristia. Disporre che solo i sacerdoti consacrati possano manipolare le particole consacrate o al contrario che anche i fedeli ne abbiano facoltà significa aprire a un rapporto ben differente con la realtà manipolata e quindi con la Verità. Ma, a un livello ulteriore, imporre a tutti il secondo tipo di manipolazione significa obbligare tutti a un nuovo tipo di disvelamento. Ora, si badi bene, questa nuova costrizione impone peraltro a tutti un rovesciamento di paradigma, che ci sospinge in massa su di una posizione opposta a quella dei nostri predecessori nella fede (come notato nei precedenti articoli, in realtà ci pone in opposizione anche coi documenti magisteriali finora validi). Infine, tale rivoluzione pratica, cui sarà inevitabilmente connessa una rivoluzione nel rapporto alla verità, ufficialmente non è nemmeno fatta a motivo di fondati ragionamenti teologico-spirituali, ma solo per un adattamento a norme burocratico-sanitarie. Quindi non posso che domandarmi: davvero a partire da un accordo giuridico-medicale siamo disposti a mettere a repentaglio il senso del nostro rapporto con la verità eucaristica?

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Comunione sulle mani / Ecco come avviene l’apostasia eucaristica

Mi chiedo se l’interdizione della Comunione sulla mano favorisca la suprema legge della Chiesa, che è la salvezza delle anime, o invece finisca con l’ostacolarla. Imporre la Comunione sulla mano – una dispensa, secondo la Memoriale Domini, concessa agli spiriti più moderni e quindi un allontanamento dall’adorazione eucaristica tradizionale – per molti fedeli significa violare la propria coscienza credente. Con quale autorità e con quali frutti? E con quale esito circa il concetto di fede e di coscienza? Se la mia fede eucaristica è fatta di segni esteriori vacui, cui è bene rinunciare davanti a una crisi sanitaria, che valore avranno questa fede e questi segni? Se la mia fede ha come unico elemento l’obbedienza ad autorità locali e nessun altro radicamento in una verità più profonda cui attingere guidati dallo Spirito del Risorto, che solidità e che senso porta con sé tale fede?

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Comunione sulle mani. Andiamo verso l’apostasia eucaristica?

Stando alla Tradizione, recepita in modo aggiornato dalla Memoriale Domini (Paolo VI 1969), la prassi della comunione eucaristica prevede di norma la comunione sulla lingua. La scelta di comunicarsi sulle mani è presentata dal Magistero come un atto eccezionale e riservato. In ogni caso l’accesso all’Eucaristia deve essere accompagnato da gesti di adorazione, sia pur sobri ma espliciti.
Da anni però assistiamo all’offuscamento di tale prassi. Ricordandoci – come insegnava Benedetto XVI – che il Concilio dei mass media ha prevalso su quello dei Padri, mi chiedo se non sia avvenuto che anche la Comunione dei media abbia prevalso su quella dei Padri. Non solo l’eccezione è divenuta abitudine, ma in vari luoghi è insegnata come scelta preferenziale, oppure imposta come unica opzione possibile, e in ogni caso di segni di adorazione se ne vedono sempre meno, quando non vengano essi stessi scoraggiati dai pastori.

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Obispos de Extremadura: “No puede prohibirse la Comunión en la boca”

Mensaje de los obispos de Extremadura con motivo de la pandemia de la Covid-19:

Hay que evitar restricciones arbitrarias o que se limiten los derechos de los fieles. En concreto, por más que sea preferible la comunión en la mano por razón de la situación, no puede prohibirse la comunión en la boca, como ha ocurrido en algunas ocasiones, a veces incluso cuando el fiel estaba ya a punto de recibirla. Confiamos al buen sentido pastoral de los sacerdotes que procuren fórmulas que permitan vivir con paz y sin tensión un momento como ése, de particular intensidad espiritual.

Leer el mensaje completo aquí.

‘Let us return to the Eucharist with joy’

Cardinal Robert Sarah, prefect of the Vatican’s dicastery for liturgy and sacraments, sent a letter to bishops around the world, urging a return to Mass, with proper safety protocols observed amid the coronavirus pandemic. Here is the full text of that letter.

Due attention to hygiene and safety regulations cannot lead to the sterilisation of gestures and rites, to the instilling, even unconsciously, of fear and insecurity in the faithful.
The faithful should be recognised as having the right to receive the Body of Christ and to worship the Lord present in the Eucharist in the manner provided for, without limitations that go even beyond what is provided for by the norms of hygiene issued by public authorities or Bishops.

«Torniamo con gioia all’Eucaristia!»

La Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti ha inviato ai presidenti delle Conferenze episcopali una lettera — diffusa nella mattina di sabato 12 settembre — sulla celebrazione della liturgia durante e dopo la pandemia del covid-19. Qui il testo in italiano.

La dovuta attenzione alle norme igieniche e di sicurezza non può portare alla sterilizzazione dei gesti e dei riti, all’induzione, anche inconsapevole, di timore e di insicurezza nei fedeli.
Si riconosca ai fedeli il diritto di ricevere il Corpo di Cristo e di adorare il Signore presente nell’Eucaristia nei modi previsti, senza limitazioni che vadano addirittura al di là di quanto previsto dalle norme igieniche emanate dalle autorità pubbliche o dai Vescovi.

No alla Comunione in bocca? Una raccomandazione senza evidenza scientifica

Qual è il livello di evidenza medica e il corrispondente rating di forza della nuova raccomandazione fatta dal Comitato Tecnico Scientifico per l’emergenza Covid-19? Tecnicamente tale raccomandazione, essendo fondata esclusivamente su una opinione non supportata da dati ricavati da studi scientifici mirati al tema in discussione, si colloca al IV livello di evidenza (il più basso), e presenta conseguentemente una forza di raccomandazione pari a zero. Essa è, quindi, per definizione, una raccomandazione priva di rigore e fondamento scientifico.
Sebbene molti esperti si siano espressi a favore della distruzione della comunione direttamente in bocca piuttosto che sulle mani, essendo quest’ultime pericoloso ricettacolo di germi, ad oggi non è possibile affermare con certezza scientifica quale modalità di distribuzione sia superiore all’altro in termini di sicurezza per la salute del fedele.
Quindi nessuna preferenza può essere fatta a favore di un metodo piuttosto che dell’altro. Ogni opinione in merito, allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, è priva di valore scientifico. Come tale non rappresenta alcuna indicazione utile alla salute dell’individuo.

Leggi l’articolo completo del dott. Andrea Reho qui.

Medici austriaci ai vescovi: “La Comunione sulla bocca più sicura di quella sulla mano”

Ventuno medici cattolici austriaci hanno scritto una lettera che rivolge un appello alla Conferenza episcopale del loro paese perché sia revocato il divieto di ricevere la Santa Comunione sulla lingua, divieto applicato da quando è stato annunciato che la Comunione in mano sarebbe stata l’unica forma consentita per la distribuzione dell’ostia consacrata.

Dal punto di vista dell’igiene, è assolutamente incomprensibile per noi il motivo per cui la comunione sulla bocca è stata vietata in Austria. Consideriamo questa forma di distribuzione più sicura della Comunione sulle mani.

Leggi l’intero articolo qui.