Church of the Resurrection, Lansing MI, turns ad Orientem

On the First Sunday of Advent 2014, the Church of the Resurrection began celebrating the (Novus Ordo) Mass ad orientem. What that means is that at times during the Mass, especially during the Eucharistic Prayer, the priest and the people face in the same direction, toward the “Liturgical East.” This change followed a period of catechesis and preparation that began two years earlier, when we reflected together on the powerful symbolism of praying toward the East. Inspired by Pope Benedict XVI’s book, The Spirit of the Liturgy, we began using what is often called the “Benedictine Altar Arrangement.” We placed six candles on the altar, with a crucifix in the center, to help remind us by the very manner of our prayer that we are not praying to each other but rather to the Father, through the Son, in the Holy Spirit. The recent change to celebrating ad orientem is helping accomplish this goal even more fully.

Church of the Resurrection
1505 E. Michigan Avenue
Lansing, MI 48912

Ils célèbrent la messe vers l’orient

Ils ne sont pas «tradis», n’ont pas adopté la forme extraordinaire du rite romain, mais célèbrent pourtant de temps à autre la messe ad orientem. Traduisez « tournés vers Dieu ».

Devant le mystère de Dieu, il faut rester humble, et la meilleure façon de l’être est de se tourner face au Seigneur.

(…)

Lorsque le prêtre est face à Dieu, il est comme un premier de cordée qui nous emmène vers le sommet. C’est plus vertical.

Reportage ici.

«Casa di preghiera…»

La Messa è tutto, ho scritto e sostenuto più volte. Chi potrebbe dubitarne?

Ora preciso che essa è tutto purché sia quale dev’essere, in piena sintonia col dogma e la grande Tradizione liturgica intesa nel contesto dei documenti del Magistero.

Se non è necessario tornare alla Messa di S. Pio V, è gravemente doveroso che almeno l’attuale – o della riforma di Paolo VI – sia celebrata secondo lo spirito del Concilio e le norme vigenti, rispettate dai migliori sacerdoti.

Il popolo non vuole altro.

Come riconosce alla S. Sede il dovere di modificare la liturgia, perché risponda sempre meglio alle esigenze del culto; così non tollera arbitri, errori, profanazioni. E si sente pienamente compreso quando lo stesso card. Ratzinger leva alta la sua protesta contro certe prevaricazioni colpevolmente autorizzate da Vescovi e parroci sprovveduti o malintenzionati.

«Dopo il Concilio – egli denunzia -, molti elevarono coscientemente a livello di programma la desacralizzazione…; si sono abbandonati i paramenti sacri, si sono spogliate le chiese più che si è potuto di quello splendore che ricorda il sacro, e si è ridotta la liturgia al linguaggio e ai gesti della vita ordinaria, per mezzo di saluti, segni comuni di amicizia e cose simili…

«Si è dimenticato che questo mondo non è il regno di Dio e che il Santo di Dio continua ad essere in contraddizione con il mondo.

«La liturgia non è un festival, non è una riunione di svago…

«Gli uomini si sentono ingannati quando il “mistero” si trasforma in distrazione, quando l’attore principale nella liturgia non è il Dio vivo, ma il sacerdote o l’animatore liturgico…» (Disc. ai Vescovi del Cile, 16 luglio 1988).

È quanto ancora si ripete all’insegna dl una “creatività” che va banalizzando il culto, screditando il sacerdozio cattolico, estinguendo la fede del nostro buon popolo.

Che i fedeli, informati di tutto, ne siano consapevoli e sappiano reagire contro qualsiasi usurpazione dl un patrimonio di valori che, essendo della Chiesa, ciascuno ha il dovere-diritto di conservare e difendere.

(Don Enrico Zoffoli, Questa è la Messa. Non altro! – Edizioni Segno 1994 – pp. 106-115 – PDF)

Kardinal Sarah für heilige Messe „ad orientem“

Die Tagespost:

Der afrikanische Kurienkardinal Robert Sarah hat sich für die Zelebration der heiligen Messe „ad orientem“ ausgesprochen. Bei der offiziellen Präsentation der deutschen Ausgabe seines aktuellen Buches „Herr, bleibe bei uns“ in der Benediktinerabtei St. Georg in Weltenburg erklärte Sarah wörtlich: „Ich habe das schon oft vorgeschlagen. Denn die Kirche hatte immer Richtung Osten gebetet.“

„Wenn man das Kreuz in die Mitte des Altares rückt und sich alle Blicke auf das Kreuz richten, dann ist das, als bete man ,ad orientem‘, da Jesus Christus der christliche Orient ist.“

L’altare, le sue trasformazioni organiche nella storia e la discontinuità degli altari contemporanei

Né il Concilio ha imposto la celebrazione verso il popolo, né ha dichiarato l’inabilità degli altari storici, né ha ordinato una vicinanza fisica all’assemblea ottenuta ad ogni prezzo. Si tratta allora di uscire dal pregiudizio così diffuso nel postconcilio e di ripensare ad una opportuna riconciliazione.
Credo che non sia possibile, relegare nell’inutilità e nell’abbandono i grandi altari storici, ma la liturgia stessa ne avrebbe giovamento se, rispettando dovutamente e intelligentemente il genio e la tipologia della diverse chiese si celebrasse in modo diversificato. Allora non vi sarà frattura, ma continuità e, soprattutto, si potrà uscire da quella situazione provvisoria di altari fragili e inadatti, che da decenni ormai occupano le zone presbiterali.

Leggi l’articolo completo di don Enrico Finotti qui.

Celebrating the Novus Ordo as It Ought to Be

Many of those, especially young adults, who frequent the extraordinary form of the Roman Rite, celebrated according to the 1962 ritual that stretches back to the Council of Trent, do so, in my opinion, not because they have major issues with the Novus Ordo per se — but because they prefer the general liturgical fidelity and reverence of priests who celebrate the extraordinary form, the conspicuous focus on God, the sacred music, the way Holy Communion is received, the promotion of priestly vocations through the training of altar boys, and several other things still possible, but far less common, in the celebration of the Novus Ordo.

To celebrate the Novus Ordo “as it ought to be” means ensuring always and everywhere that the liturgy conveys a profound sense that one is in God’s presence, facilitates loving God with all our heart, mind, soul and strength, and opens us up so that God can transform us by this encounter to love our neighbor as he loves us.

This not only can happen, but does, when the celebration of the Novus Ordo takes place with proper preparation, beauty and reverence.

That’s what every Catholic has a right to. That’s what St. Paul VI intended. That’s what the Church and the world need.

Fr. Roger Landry, Diocese of Fall River, Massachusetts, on National Catholic Register.