Communion in the Hand: a post by Father B. Jerabek, J.C.L.

The Church does give us the right to receive Holy Communion in the hand. But, as Bishop Schneider says in this book that I am currently reading, our Lord Jesus Christ has rights also: above all, to be treated with the respect and adoration that belong to the Divinity.

If you were to ask me, I would advise you against ever receiving Holy Communion in the hand. I hope that at least some who read these things will be inspired to re-think their own posture with regard to Holy Communion.

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Why Aren’t More Masses Offered Ad Orientem?

Priests who already offer the Mass ad orientem told me that the faithful (by and large) accepted the change following targeted catechesis, both through homilies and bulletin inserts. This isn’t to say that some parishioners didn’t leave; rather that their departure was offset by the arrival of new families intentionally seeking the sacred. In addition, the change was at times preceded by a return to male only altar servers, kneelers brought out for Holy Communion, and a general overall return of reverence.

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Turning Toward Christ, Together

By George Weigel

As discussion of deepening the Church’s liturgical reform unfolds, a lively conversation will likely revolve around be the question of “orientation” during Mass: Might priest and people face in the same direction, toward the Holy Trinity, during the celebration of the Eucharistic liturgy?

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Il latino liturgico, patrimonio immateriale dell’umanità

Negli ambiti in cui la lingua latina è stata usata eccelle senz’altro la liturgia della Chiesa Cattolica che ha quasi spontaneamente scelto la lingua di Roma per elevare la sua preghiera a Dio negli atti più solenni, i sacramenti, soprattutto la Santa Messa, e l’Ufficio divino. Tra le varie cause che hanno portato a questa felicissima simbiosi tra la preghiera ufficiale della Chiesa e l’uso del latino, vorrei ricordarne una: il latino è una lingua sacra. Gli argomenti che adduco per sostenere questa tesi sono cinque.

a) Anzitutto, le più remote testimonianze dell’uso letterario della lingua rinviano ad un contesto rituale, gli antichissimi “carmina”, perché le caratteristiche fonetiche del latino, con la sua alternanza di sillabe lunghe e brevi, con la sua sonorità robusta, ma mai sgraziata, di consonanti occlusive, ingentilita dalla frequenza di sibilanti e liquide, lo rende una lingua poetica e, dunque, la sottrae alla funzionalità della prosa, per immergerla nella sfera della bellezza, che è il mondo di Dio.

b) Inoltre, il latino è una lingua “sacra”, come ha notato Uwe Michael Lang sulla scorta delle osservazioni di Christine Mohrmann, perché è immutabile. Il latino, infatti, nelle sue strutture morfologico-sintattiche si è fissato una volta per sempre, come ricordavamo, intorno al V secolo d.C., conoscendo solo un graduale e fecondo arricchimento lessicale.

c) La lingua sacra, tra l’altro, è disponibile a recepire prestiti da altre lingue per esprimere realtà sacre, ed il latino liturgico si è mostrato molto duttile in questo tempo, recependo grecismi ed ebraismi.

d) Infine, la lingua sacra ha una struttura retorica tipica dell’oralità e che allo stesso tempo conferisce maestà e bellezza: basta leggere una qualsiasi orazione del Messale romano per rendersi conto dell’elaborazione retorica, perfetta nella sua sobrietà: chiasmi, iperbati, allitterazioni, equilibrio perfetto tra i cola, rispetto delle clausole che danno un ritmo inconfondibile.

e) C’è ancora un motivo evidente che fa del latino liturgico una lingua sacra. I testi liturgici sono plasmati come un’eco ed un approfondimento del testo sacro per antonomasia, la Bibbia. Per rivolgersi a Dio, infatti, le parole più appropriate sono quelle che Dio stesso, con la sua rivelazione, mette sulla bocca dei credenti e degli oranti. Ora, la Chiesa Cattolica ha assunto per la sua vita, per la sua preghiera e per la sua dottrina la Vulgata, ossia l’edizione latina della Bibbia, diffusa da Gerolamo nel IV secolo e poi rifatta dopo il Concilio di Trento.

(Don Roberto Spataro sdb, Conferenza alla Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) di Milano, 12 maggio 2014. Testo completo qui).

Decreto de recibir la santa comunión en la boca

VISTO que insistir en la práctica general de la comunión en la boca es más conveniente en esta Diócesis, no solo para ayudar a la recepción más devota de las Eucaristía y sostener la fe en la presencia real y substancial de Jesucristo en la misma, sino también para evitar las profanaciones del Cuerpo de Cristo, puesto que se ha notado últimamente que hay personas que no consumen la Sagrada Forma al momento de recibirla, y se la quieren llevar fuera del templo con fines desconocidos,

D E C R E T O

REAFIRMAMOS PARA LA DIÓCESIS DE ORURO LA OBLIGACIÓN DE SEGUIR LA LEY GENERAL DE LA IGLESIA DE RECIBIR LA COMUNIÓN EN LA BOCA, NO SIENDO DE APLICACIÓN EL INDULTO DE PODER COMULGAR EN LA MANO.

Monseñor Krzysztof Janusz Bialasik, SVD
Obispo de la Diócesis de Oruro – Bolivia